Ronson l’invincibile (per ragazzi)

Ronson, l’invincibile
di Alfredo Paluselli, 2015

Andrè era assorto nella lettura. Le grandi parole sulle pagine a sinistra erano accompagnate da colorate figure sulle pagine di destra. Era un bambino intelligente e già leggeva da solo il suo libro, l’unico di cui disponeva. La stanza di Andrè aveva le pareti completamente rosa, e solo qualche cuore rosso dipinto qua e là interrompeva la monotonia di quella tinta. Durante la gravidanza, mamma e papà pensavano di stare aspettando una femmina e, dopo la nascita a sorpresa del bel maschietto, presi dal trambusto degli eventi, non ebbero mai il tempo di ridipingere. Quando verso i tre anni di Andrè in casa si parlò della questione, tra mamma e papà ci furono lunghe discussioni. Alla fine vinse il no, e cambiare colore a quelle pareti venne ritenuta una questione non strettamente necessaria. Ora Andrè però cominciava ad avere un’età diversa e stava iniziando ad odiare quella tinta. Gli era successo infatti di essere invitato a giocare nella cameretta di qualche amico e si era chiesto cosa avrebbero pensato quei bambini sapendo che la sua stanza era tutta rosa. Non lo aveva ancora detto ai genitori, ma ormai era grande. Presto avrebbe chiesto al padre di ridipingere la stanza.
Andrè lesse per l’ennesima volta l’unica parte che amava di quel libro. Si mise ritto sul letto e lesse ad alta voce:
“Eco principesa, la vostra liberta è per me il più grande onore! il drago era f..forte, ma la mia spadda di piu!”
Nel leggere queste parole commise qualche errore, ma per la sua età era sicuramente un bambino molto capace nella lettura.
“Andrè! Scendi che è pronto!” chiamò la mamma dalla cucina al piano di sotto. Andrè appoggiò il libro e scese le scale di corsa per andare a cena. Abbracciò la madre e insieme recitarono la preghiera. L’assenza momentanea del padre, dovuta a impegni di lavoro, creava tra loro una particolare intimità. Mangiando la zuppa chiacchierarono della giornata, del papà e del tempo. Scherzarono un po’ ma appena terminata la cena Andrè disse alla mamma di essere stanco e di voler andare a letto, Anne rimase un po’ sorpresa ma preparò del latte e accompagnò il figlio nuovamente in camera, in effetti era stata una giornata lunga. Dopo aver sistemato il bimbo sotto le coperte e avergli dato un bacio in fronte, Anne spense la lucetta e si diresse verso l’uscita della stanza.
“Buona notte amore”
“Buona notte mamma”.
Anne si fermò per un attimo sull’uscio per dare ancora uno sguardo al suo bel bimbo biondo, il suo capolavoro. Lo immaginava diventare grande, lo immaginava studiare fino a sapere più di lei, fino a sapere più di tanti altri, per fare poi un lavoro importante, di quelli che le persone ti rispettano. Ormai pareva addormentato. Anne chiuse dolcemente la porta e ritornò verso la cucina.
Andrè appena sentì la madre allontanarsi smise di fingere sonno, per un attimo si sentì in colpa per aver mentito alla mamma, ma c’era un’importante questione da risolvere! Riaccese la luce, riprese il libro e ne lesse la copertina: “Le incredibili avventure di Ronson, l’invincibile”.
Quel titolo risuonava nella sua testolina dal giorno in cui suo padre era tornato con quel prezioso regalo. Andrè sentendo quel titolo letto dalla madre aveva immaginato che Ronson fosse una specie di superuomo che si scagliava contro nemici pericolosissimi, che fosse un eroe senza macchia, sempre pronto ad aiutare chi invocava il suo aiuto, un vero eroe insomma!
Ma purtroppo quel libro era orribile.
Era confezionato in una preziosa copertina rigida con il titolo in caratteri eleganti e in leggero rilievo. L’intero libro era stampato su carta di ottima qualità e rilegato con cura. Sicuramente era stato un regalo dispendioso.
Ma era comunque un libro orribile.
Andrè ormai se ne rendeva conto. Quando aveva ricevuto il regalo poteva capire solo i disegni ma, ora che comprendeva bene ciò che leggeva, capiva che mancavano in quelle pagine degli elementi che proprio non potevano mancare a una bella storia. Le semplici favolette che il nonno gli raccontava ogni volta che poteva, anche se un po’ banali, erano di certo di un altro livello. Lì almeno il valoroso protagonista aveva sempre un pauroso nemico da sconfiggere, un’anima pura da salvare, un amore da conquistare o una sfida da superare. Anche nelle commedie tutto sommato un po’ sciocche che aveva visto a scuola questi elementi non mancavano mai.
“Perché uno scrittore deve mettere storie così brutte in un libro che sembra così bello? Questa carta così profumata doveva ospitare avventure mille volte più avventurose! E questi disegni sbilenchi… fanno sembrare Ronson… una melanzana! Dov’è il mio eroe?” pensò Andrè arrabbiato.Guardò la stanza rosa, illuminata dalla debole luce gialla. Chiuse gli occhi e il libro e si mise a pensare. Non era stanco e voleva assolutamente risolvere il problema di quelle brutte storie. Non sopportava quello spreco: Ronson doveva a tutti i costi avere dei nemici degni della sua forza, doveva desiderare cose che le persone normali nemmeno possono capire, doveva riuscire a salvare quella povera principessa rinchiusa nella torre e doveva riuscirci in modo eroico e incredibile. E soprattutto Ronson doveva apparire bello, forte e invincibile. Era proprio necessario che fosse così!
Andrè desiderò che quelle pagine cambiassero con la sua volontà, che quelle storie su quell’unico suo libro diventassero finalmente belle, come lui le voleva.
“Adesso ci penso io” disse. Strinse forte gli occhi in una buffa smorfia e si mise a immaginare la storia più avventurosa di sempre… immaginò e immaginò, ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni pericolo… e finalmente eccola! Sì eccola lì! Non mancava nulla, era proprio una storia meravigliosa! Quando sentí che il miracolo era compiuto riaprì gli occhi soddisfatto.
“E adesso vi faccio vedere io cosa scrive un bravo scrittore!” disse convinto.
Guardò quel libro e ne rilesse la copertina, il titolo non era cambiato. Ma il titolo in fondo andava bene così. Girò la copertina e cominciò a leggere.
Niente.
Tutto era uguale a prima.
Le storie finivano ancora con finali stupidi e privi di alcuna soddisfazione, e soprattutto il protagonista non aveva nè fascino nè carisma. I disegni sulle pagine di destra erano ancora sbilenchi e facevano ancora sembrare Ronson una svogliata melanzana, più che un eroe impavido. Andrè era profondamente deluso. Gettò a terra il libro che ricadde aperto sul pavimento, era un gesto inusuale per il suo carattere pacato, ma in quel momento non gli importava di niente. Chiuse gli occhi e si asciugò una lacrima dal viso con la manica del pigiama.
Un attimo prima che le palpebre si chiudessero, attraverso il luccichìo degli occhi umidi, gli parve di vedere qualcosa muoversi sulle pareti rosa della stanza. Balzò ritto sul letto e vide con stupore che sulle pareti rosa si stava compiendo una battaglia, ed era proprio la battaglia che lui aveva immaginato! C’era un personaggio più evidente degli altri, proprio in mezzo alla scena. Era alto, forte e biondo ed era vestito con una fantastica tuta blu con disegnata una grande R… era Ronson! L’eroe stava avanzando a spada tratta facendosi largo tra draghi e guerrieri nemici. Andrè guardò bene e, accidenti, dall’alto si vedevano arrivare dei grandi uccelli che sembravano sputare palle di fuoco proprio verso Ronson! Per fortuna il valoroso protagonista subito se ne accorse e lanciò delle grandi pietre che colpirono con precisione gli uccellacci cattivi. Ma proprio in quel momento, da dietro, un guerriero vigliacco colpì Ronson alla schiena con una spada. Senza nemmeno una smorfia di dolore l’eroe si girò di scatto e sferrò un pugno dritto nel volto del vile guerriero facendolo volare lontano lontano, in mezzo a un lago. Ronson era ora ferito ma si faceva largo tra i nemici per arrivare alla torre di un grande castello.
Andrè a bocca aperta guardava la scena sulle pareti rosa con magica attenzione.
Arrivato al castello l’eroe oltrepassò il ponte levatoio, trovò dei guardiani armati che con una breve lotta fece finire tra i coccodrilli affamati. Si arrampicò sulla torre schivando le frecce che arrivavano da lontano e, giunto in cima alla torre, liberò la principessa! La bella ragazza diede un bacio in fronte a Ronson e gli curò la ferita sulla schiena fasciandola con un lenzuolo. Ma non c’era tempo: da lontano si vedeva arrivare una legione di soldati a cavallo! Bisognava darsi da fare!
Era una meravigliosa storia infinita.
Il desiderio di Andrè si era realizzato, anche se non proprio come lui aveva immaginato.
“Buona notte Ronson, stai attento alla principessa, ci vediamo domani!” disse Andrè con un sorriso.
“Buona Notte amico mio! Non preoccuparti, la principessa con me è al sicuro! Sarà felice di questo mondo tutto rosa!” rispose Ronson alzando una mano e facendo l’occhiolino.
Andrè spense la luce e si mise a dormire, un po’ preoccupato e un po’ felice.