I paradossi del mercato editoriale

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Forse l’editoria è l’unico mercato in cui i clienti peggiori sono i maggiori fruitori del prodotto.

Chi legge tanto, evita di spendere tanto per i libri perché:

  • si rivolge alle biblioteche
  • si rivolge agli e-book
  • compra soltanto versioni economiche
  • compra solo su internet dove a volte si trovano sconti maggiori 
  • ne compra pochi (libri) per questioni di spazio in casa.
E così spesso si arriva al paradosso che chi legge molto, per i libri (e in libreria) spende poco. Spesso spende di più chi non legge, e acquista i libri non come opera letteraria, ma come oggetto, da regalare o da esporre in casa come oggetto di arredamento. 
 

Quanti libri si pubblicano in Italia?

Circa 60.000 titoli all’anno. Sì avete letto bene. Cerchiamo di essere più precisi: nel 2016 si sono stampati in Italia 61.188 titoli in 129 milioni di copie. Quel numero significa più di 167 titoli diversi stampati ogni singolo giorno. La media matematica è di 2108 copie per ogni titolo. Tutto ciò in un mercato in cui i libri si vendono poco, le librerie stanno diventando sempre più dei negozi di souvenir e tantissime copie stampate dopo breve tempo finiscono al macero.

Purtroppo la qualità di quanto viene pubblicato è minata dalla quantità sterminata dei titoli costantemente in uscita. Dando spazio a tutti, si livella verso il basso la qualità. L’editoria sta di fatto uccidendo se stessa. Molti editori vi diranno che pubblicare robaccia permette nel tempo di pubblicare anche opere di alta qualità che però si vendono numericamente meno. È una bugia. Se un editore nel tempo riterrà soddisfacenti le vendite dei libri ‘robaccia’ inizierà a pubblicare soltanto quelli, disinteressandosi progressivamente delle opere di valore che poco interessano al grande pubblico.

Cosa sono i libri ‘robaccia’? Tutti quei libri che non nascono con un’idea di qualità letteraria ma bensì con un’idea di mercato, di guadagno. Spesso sono libri ‘scritti’ da personaggi famosi o che godono di una momentanea popolarità. Oppure sono titoli scritti frettolosamente dalle stesse case editrici per cavalcare una tendenza popolare passeggera. Gli attori, gli you tuber e i personaggi tv che pubblicano libri, vendono molto grazie alla cassa di risonanza di cui godono, ma quasi sempre questo tipo di lavori è di qualità scarsa. Non è una regola, ma non è assolutamente detto che chi canta bene o sa giocare bene a calcio sappia anche scrivere bene, o abbia qualcosa di interessante da scrivere. Il fatto però che questo tipo di libri venda bene (appunto non grazie alla qualità ma grazie alla notorietà di chi li scrive) spinge le case editrici a pubblicarne in continuazione e i personaggi noti a scriverne senza tregua (oppure a firmare opere di ghost writing…).
Cosa emerge da tutto ciò? Che purtroppo in editoria il marketing è commercialmente più importante della qualità del prodotto: un altro paradosso.

Pubblicare a pagamento

Per quanto riguarda il cartaceo non è un mistero che esistono moltissime case editrici senza alcuna linea editoriale le quali, a seguito dell’accettazione di un preventivo da parte dello scrittore, sono pronte a pubblicare qualsiasi cosa. Ciò è sicuramente un tassello dell’editoria che spinge ulteriormente verso il basso la qualità generale di quanto viene pubblicato: basta che una persona abbia dei soldi da investire per la stampa del proprio libro e questo potrà uscire sul mercato anche se privo di un lavoro di editing almeno basilare. Davanti all’esecuzione di un bonifico, molti imprenditori editoriali (chiamiamoli così) si piegano come fuscelli senza spesso nemmeno leggere i libri che pubblicano. Surreale. Ciò risulta come un’offesa agli occhi dei lettori assidui che nelle loro scelte successive puniranno sia editore che scrittore (quindi attenzione a come arrivate sul mercato). 

I paradossi dell’auto-pubblicazione 

Un altro paradosso dell’editoria riguarda il mercato e-book. La facilità con cui si pubblica oggi un e-book, il basso rischio (quasi zero spese) e l’assenza delle problematiche della distribuzione editoriale hanno fatto sì che gli e-book siano diventati una sorta di bidone tritatutto delle idee. Il meccanismo delle recensioni e le anteprime gratuite rendono fortunatamente di solito facilmente evitabili le produzioni di scarsa qualità (le quali finiscono quindi presto nel dimenticatoio digitale). Tutti sappiamo scrivere, chi meglio e chi peggio, e tutti abbiamo delle idee, chi migliori e chi meno. I rischi economici del mercato editoriale cartaceo derivano proprio da un sistema di auto-difesa, una necessità di auto preservarsi dalla scarsa qualità dilagante. Per pubblicare con una casa editrice seria bisogna infatti superare molte fasi. Gli editori seri, prima di pubblicare, necessitano di poter leggere una copia cartacea, di un incontro con lo scrittore, di una sinossi, di una biografia dell’autore e molto altro; effettuando di fatto una prima scrematura, un filtro che separa il mercato da chi, di fatto, non merita di arrivarci. Togliendo questi filtri, e pubblicando senza spese e senza rischi, la qualità media si abbassa e l’editoria fa un altro passo verso il baratro. Ecco perché non è sempre vero che l’auto-pubblicazione faccia bene all’editoria nel suo insieme, anzi. Ma il mondo cambia, e chi è rimasto legato a logiche antiche è giusto che si faccia lentamente da parte lasciando spazio al nuovo che avanza. L’editoria di domani sarà profondamente diversa da quella di oggi e forse il concetto stesso di ‘casa editrice’ non esisterà più. Chissà.

Oggi, intanto, in questo settore quasi tutto gira intorno ai soldi. È una legge dura dell’editoria che fatica a convivere con il lato artistico della materia. È una mancanza d’identità preoccupante. Sarà forse perché l’editoria dovrà assolutamente auto costringersi a mutare per poter sperare di sopravvivere in futuro? O sarà forse perché quando un settore sta definitivamente affogando e morendo si aggrappa con tutte le forze alle poche speranze che gli rimangono?

Alfredo Paluselli
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